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Bosa, citta di mare e di cultura

L'Abito Tradizionale

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Nella Foto: L'Abito tradizionale di Bosa

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A differenza dei paesi del centro-Sardegna, fortemente legati alle proprie tradizioni, nel 1800 molte città costiere come Bosa, accolgono rapidamente le innovazioni esterne che giungono soprattutto grazie alla fervente attività commerciale. Il desiderio di modernità investe anche il settore dell’abbigliamento: le nobildonne sono le prime a mostrare abiti di foggia più attuale e ad utilizzare tessuti preziosi, presto emulate da quelle appartenenti alla borghesia mercantile che in tal modo desiderano affermare la propria ricchezza e il proprio status sociale.
Nonostante l’allontanamento delle tradizioni, Bosa si distingue per la ricchezza del suo materiale iconografico, che lo studioso Antonio Giuseppe Milia ha utilizzato per la ricostruzione dei vari abiti tradizionalmente indossati dalla donna bosana tra il 1700 e il 1800.
Grazie agli acquerelli di Nicola Benedetto Tiole e della collezione Luzietti, e alle tempere del Verani, è stato possibile ricreare diversi modelli presumibilmente indossati nei giorni di festa.

L'ABITO FEMMINILE

UNNEDDA
Di foggia tradizionale la gonna è caratterizzata da una parte anteriore liscia e coperta dal grembiule e da una parte pieghettata e ispirata alla veste greca maschile e femminile leggera, aderente al corpo e fittamente pieghettata. Nelle classi sociali più benestanti il tessuto utilizzato era probabilmente un tipo di panno di lana di importazione chiamato Saja, mentre l’orbace era destinato ai vestiti di personaggi degli strati sociali più bassi. Le gonne, rosse o nere, presentano all’estremità inferiore una balza bianca o azzurra, dell’altezza di 5 cm, di taffetà.

FALDA
Il grembiule, che può essere nero o bianco, è impreziosito arbitrariamente da un ricamo tono su tono all’angolo inferiore sinistro con filo di seta rigorosamente in tinta.

CORITTU
Il giubbino di panno di lana è simile a quelli in uso in altre zone della Sardegna. Di color bianco o rosso e aderente, cosi come le maniche, è decorato spesso con bottoni d’argento di numero variabile.

IMBUSTU
I busti in uso a Bosa sono simili a quelli indossati nella Sardegna settentrionale. Sempre realizzati utilizzando tessuti pregiati come il damasco o il taffettà di seta, si presentano in due versioni: il primo costituito da parti simmetriche unite posteriormente da nastro e anteriormente mediante nastro passante per occhielli; il secondo composto da un unico pezzo allacciato solo sul davanti. Il busto, sempre di color azzurro, è irrigidito da stecche metalliche.

CAMIJA
La lunga camicia, realizzata in lino o cotone, è ampiamente scollata e increspata sia nel collo, che nelle spalle e nei polsi ed è aperta sul davanti. Per quel che si evince dai dipinti, sembrerebbe non possedere alcun tipo di ornamento, .

MUCCALORU
Di colore bianco, i fazzoletti avevano sicuramente forma quadrilunga. Nelle diverse riproduzioni si presentano con lunghezze differenti, alcuni con bordo rosso, e comunque mai così aderenti da incorniciare il viso.

FICHU
Realizzato in tulle di cotone ecrù e ricamato con filo di seta in tinta, il fazzoletto da collo, in uso prevalentemente nel 1800, aveva la funzione di coprire lo scollo, come esigeva la Chiesa nel tentativo di moralizzare la moda corrente. Nell'iconografia riguardante Bosa, il Fichu è presente solo nell'acquerello di Tiole.

POPOLANA
Grazie ad un dipinto che risale al 1860 è stato possibile ricostruire l’abituale vestiario della donna del popolo.
Esso è composto da un’ampia gonna in lana color indaco – turchese, del tipo a pieghe sciolte con all’estremità inferiore due balze strette e nere, di differente larghezza. Caratteristica è la cintura che contrasta col resto dell’indumento. Di identico tessuto ma color tabacco è invece il giacchino posto sopra una semplice camicia molto accollata. Sul davanti, poste a destra e a sinistra, una serie di pieghe rendono questo giacchino aderente. Completano il tutto un ampio colletto e le maniche molto ampie e strette ai polsi. Per coprire la testa veniva usato un ampio fazzoletto di tibet di colore variabile, tra il panna e il giallo pallido, bordato con tre nastri sottili rispettivamente giallo, rosso e viola e annodato sotto il mento.

 

L'ABITO MASCHILE

 Borzeghinos o calzas
Di aspetto simile alle ghette, sono chiuse al lato o dietro alla gamba e mantenute ferme grazie ad un laccio. Vengono realizzate in orbace o in pelle conciata.
In Sardegna si diffusero perché tipiche dell’abbigliamento spagnolo e dell’esercito piemontese ma nel ‘900 vennero sostituite da gambali di cuoio simili a quelli usati dall’esercito italiano durante la Prima Guerra Mondiale.

Calzones
Già usati in Sardegna intorno alla metà del 1700 erano un tipico indumento popolare usato dai pescatori di varie località italiane. A Bosa in passato veniva usato per la loro realizzazione il lino prodotto nel posto.

Best’e pedde
È una veste senza maniche solitamente in pelle d’agnello (ma anche di capra o di pecora) con il pelo rivolto verso l’esterno nei mesi caldi e posto all’interno in quelli invernali. Si ispira alla mastruca di epoca romana ed è presente anche in altri paesi del Mediterraneo.

Ragas
Il nome è la versione sarda della parola bragas o di rhagos a sua volta derivante dal greco rhacos.
È il tipico gonnellino sardo corto e caratterizzato da una plissettatura che, partendo dalla vita, poteva estendersi fino a ¾ della lunghezza. È realizzato in orbace o in panno (anch’esso un tempo prodotto a Bosa) e di colore prevalentemente nero con un bordo blu o rosso. Il gonnellino è munito di una posola (in sardo chiamata latranga o ispacca troddios) che, passando in mezzo alle cosce, unisce i bordi anteriore e posteriore. È fissato nella parte posteriore con dei lacci che passano attraverso delle asole rifinite a punto festone.

Corittu o tzippone
È il tipico giubbetto a doppio petto chiuso con due file di cinque bottoni. Il colore è rosso in quasi tutte le riproduzioni esaminate, tranne in un acquerello della “Collezione Luzzietti” nel quale è riprodotto un giubbetto color miele. I tessuti utilizzati sono prevalentemente il panno, il velluto e, meno frequentemente, il broccato.
Le maniche possono essere aderenti o ampie con degli spacchi laterali, in maniera tale da rendere visibile la camicia. I bottoni che chiudono i polsini possono essere quelli simili ai classici bottoni a “coppola” (a cupola) oppure quelli d’argento chiamati buttones lados de plata.

Camija o camixa o bentone
La camicia è molto ampia, di colore bianco e realizzata in lino o cotone.
È caratterizzata da delle increspature nei polsi, nelle spalle e nel collo che, a sua volta, è chiuso con i classici bottoni sardi o con un fiocco nero. Il colletto è alto e rigido e tale forma del colletto sarebbe vestigia della classica golilla spagnola della prima metà del secolo XVII (1623).

Berritta
È il classico copricapo di panno nero e deriva dalla barretina catalana. Sa berritta è lunga circa 50 cm e la sua forma è a sacco con i bordi arrotondati perché poteva contenere cibo o monete. Veniva indossata con la punta all’indietro o a cecciu (a cerchio). Quest’ultimo era un uso comune nel sassarese e a Bosa perché la cittadina faceva parte del Capo di Sassari. Venne sostituito in seguito dal berretto di velluto a coste.



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