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Le Torri costiere

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Torre Aragonese Bosa Marina

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Se c'è un popolo che può dirsi esperto di torri è decisamente quello sardo, prova ne siano gli oltre settemila nuraghi costruiti durante la preistoria in tutta l'isola e quasi certamente utilizzati come punti di avvistamento e di segnalazione di un pericolo imminente. In seguito, in epoca cristiana furono costruite le prime torri e alcuni castelli in prossimità delle coste minacciate dalle scorrerie dei pirati saraceni che continuarono a imperversare fino alla fine del Quattrocento. Con l'editto del 1502 che decretava la definitiva cacciata dei Mori dalla Spagna, i Saraceni si unirono ai Berberi del Nord Africa che già vivevano dei proventi della guerra di corsa. Fu così che le coste sarde, come la gran parte di quelle del meridione d'Italia, vennero prese d'assalto dai corsari barbareschi.

Per tutta la prima metà del Cinquecento le scorrerie si moltiplicarono portando terrore e distruzione tra le popolazioni, tanto che finalmente, intorno al 1570, la Corona di Spagna decise di intervenire con un piano di difesa che prevedeva la costruzione di una cinta costiera di torri di guardia senza soluzione di continuità. Un decennio più tardi ne erano già state edificate una trentina.

Nel 1581 Filippo II di Spagna istituì la Reale Amministrazione delle Torri per organizzare e gestire l'intero sistema difensivo costiero, provvedendo all'arruolamento dei soldati per le guarnigioni, al rifornimento di armi e munizioni, alla manutenzione delle torri esistenti e alla costruzione di nuove laddove ce ne fosse necessità. Per reperire i fondi necessari fu imposta una specifica tassa a tutti i paesi sardi, anche quelli lontani dalle coste, in proporzione ai benefici che le popolazioni potevano trarre dalla protezione contro scorrerie e invasioni.

Le torri erano suddivise in tre tipologie fondamentali che le connotavano per importanza e dimensioni. Le più imponenti, dette Gagliarde, erano strutturate per una difesa pesante, dotate di quattro cannoni di grosso calibro, due spingarde e cinque fucili, e venivano presidiate da una guarnigione composta da un alcade (capitano), da un artigliere e quattro soldati. Le torri Senzillas, di media grandezza per difesa leggera, disponevano di due cannoni di medio calibro, una spingarda e tre fucili ed erano presidiate da una guarnigione con un minor numero di uomini. Le torri più piccole, Torrezillas, fungevano per lo più da punto d'avvistamento e disponevano di due fucili e una spingarda per i due soldati di presidio. I tratti di costa in cui non c'erano torri, venivano perlustrati a piedi da soldati chiamati atalayas. In periodo piemontese gli atalayas furono sostituiti con un sistema di guardie morte, punti fissi di vedetta in luoghi elevati, ronde marine, composte ognuna da tre uomini che controllavano tratti prefissati di costa, e da bastonatieri, che all'alba si recavano in luoghi predeterminati per avvistare eventuali navi nemiche.

Dai documenti storici sappiamo che la vita dei torrieri era piuttosto dura. Gli stipendi, che variavano in base al grado e alla posizione, importanza e dimensione della torre, non consentivano comunque un sostentamento decoroso ai soldati che dovevano provvedere da sé anche al vitto e agli abiti, visto che non veniva fornita nemmeno una divisa. Gli spazi interni alla torre erano angusti e non sempre esisteva una cisterna per la raccolta dell'acqua.

I torrieri, che montavano di guardia sia di giorno che di notte, avevano in dotazione i cannocchiali per gli avvistamenti lungo costa, trombe e corni marini per avvisare acusticamente le altre torri dell'imminente pericolo, e cataste di legna sottile sempre pronte sul terrazzo per le segnalazioni luminose notturne. Data la gravità del disagio in cui erano costretti a prestare il servizio, le guarnigioni erano composte per lo più da soldati di mezza età, senza famiglia e fortemente bisognosi. Poiché temevano di essere dichiarati inabili e quindi perdere l'unica fonte di sostentamento, spesso nascondevano malattie o addirittura ferite: alcuni di loro trascorrevano l'intera vita in una medesima torre.

Il sistema difensivo costiero sardo rimase operativo fino al 1867, anno in cui un decreto regio ne decretò l'abolizione per uso militare. In realtà non tutte le torri furono abbandonate e alcune, passate di competenza al Ministero delle Finanze, subirono sostanziali rimaneggiamenti per adattarle ad usi doganali. Altre, soprattutto nell'arcipelago di La Maddalena, sul finire dell'Ottocento vennero trasformate in batterie per il controllo strategico del Mediterraneo, funzione che mantennero anche dopo la prima guerra mondiale.

Durante il secondo conflitto, molte torri lungo il periplo dell'isola furono ripristinate quali punti di avvistamento ottico. La definitiva dismissione delle torri costiere come sistema difensivo è stata attuata soltanto nel 1989, in concomitanza dell'intesa Stato-Regione.

Delle centocinque torri censite da cartografie e documenti storici, circa il 25 % è andato distrutto o si presenta oggi in forma di rudere, il 35% è in condizioni precarie, mentre soltanto il 40% è in buono o addirittura ottimo stato, grazie ai recenti lavori di consolidamento e restauro, tanto da poter ospitare mostre temporanee ed essere visitate all'interno. Gran parte delle torri ha la forma tronco conica (56%) o cilindrica (19%), ed entrambi i tipi costituiscono il 75%. Alcuni autori affermano che tale forma fu voluta ad imitazione dei nuraghi e quindi per mimetizzarle meglio. In effetti ci furono motivi ben più importanti che determinarono la scelta di tale modello costruttivo: - ai costruttori interessava realizzare una struttura il più possibile robusta e resistente alle cantonate delle navi corsare, che essendo in mare, potevano sparare da diverse angolazioni, proprio perché le torri sorgevano, in genere, su promontori o isole.

La forma circolare dava le maggiori garanzie di solidità; - erano carenti i fondi per la gestione e soprattutto per la costruzione di torri, quindi dovevano costare il meno possibile; - dovevano essere semplici da realizzare, anche perché la manovalanza era quasi sempre costituita da condannati e forse anche da schiavi. La forma tronco conica o, più rara, cilindrica, era dovuta al fatto che la parte inferiore doveva essere molto robusta e larga per motivi di stabilità, per resistere meglio ai colpi delle cannonate nemiche e alle vibrazioni delle proprie; mentre era preferibile che la parte superiore fosse rastremata, sia perché si dimostrava più stabile, sia perché era meno visibile dal mare e più difficile da colpire.

L’edificazione delle torri e i loro progetti erano basati su criteri di massima semplicità e minimo costo. Per raggiungere tale scopo, ad esempio per la muratura, si utilizzava generalmente la pietra del posto dove la torre doveva essere costruita.

Gli Arredi

Per arredi si intendono quegli accessori fissi di completamento e arredamento delle torri quali terrazza, porte, finestre, ecc. La terrazza, dove nelle torri più grosse erano ubicati i cannoni di maggior calibro, aveva il pavimento impermeabilizzato con bitume. Le acque piovane venivano convogliate in un unico punto, nel perimetro interno della terrazza, e scaricate, attraverso un tubo, nella cisterna. In qualche torre è stato trovato questo “pluviale” realizzato o con un tubo in terra cotta smaltata, oppure, più semplicemente, con tegole curve, “coppi” accoppiati, in modo da formare un tubo.

Nella parte alta della cisterna vi erano uno o più fori di scarico che servivano per evitare che l’acqua, per eccessiva piovosità, riempiendo troppo la cisterna, traboccasse nel pavimento del locale. Degli arredi, specie nelle torri grandi, facevano parte il caminetto e una o più nicchie (armadi a muro).

L’accesso alla torre avveniva attraverso un’unica apertura, posizionata o a qualche metro da terra, oppure molto in alto, anche oltre 5 m. Nel primo caso, solo nelle torri grandi o molto grandi, la porta particolarmente robusta era del tipo a “ghigliottina”. Nel secondo caso la porta, meno robusta, era chiusa dall’interno con spranghe trasversali o altri sistemi. Dall’esterno si accedeva alla torre tramite scale in corda o di legno, mentre dal primo piano al terrazzo o all’altro piano si accedeva attraverso scale interne al muro o semplici scale in corda. Nelle torri piccole l’accesso alla terrazza avveniva attraverso un foro praticato nella volta, che serviva anche a dare aria e luce all’ambiente, tramite una scala di corda. In quelle medie o grandi si saliva con una scala interna al muro perimetrale oppure a chiocciola, in questo caso i gradini erano in pietra lavorata.

Il sistema di arieggiamento nelle torri piccole si è già visto come avveniva, nelle torri medie e grandi, la luce e l’aria passavano da uno o più fori praticati nella volta oppure attraverso piccole finestre.

Collegamenti ottici tra le torri

Un aspetto da verificare è se le torri fossero effettivamente poste in posizioni tali da vedersi l’una con l’altra. Infatti alcuni autori sostengono giustamente che i torrieri potevano comunicare visivamente tra loro segnalando alcune incursioni, anche a popolazioni molto lontane, proprio perché le torri erano tra di loro “a vista”. Il problema non è di facile soluzione, sia perché molte torri non esistono più, sia perché alcune, in pessime condizioni, non rendono agevole l’accesso al terrazzo. Inoltre gli insediamenti industriali, le lottizzazioni e l’espansione dei centri abitati costieri hanno mutato il profilo originario delle coste e, in molti casi, nascondono torri un tempo emergenti dal territorio. Sappiamo che diversi relatori, nei loro resoconti, insistevano sulla utilità dei collegamenti ottici tra le torri e, là dove questi non si vedevano, suggerivano la progettazione di una torre o di una “guardia morta” che consentisse il passaggio dei segnali.

Dai rilievi a vista si è potuto verificare che moltissime torri si vedono benissimo a occhio nudo, per quelle lontane, è necessario usare il binocolo e, ovviamente, è indispensabile conoscere l’esatta posizione delle torri e avere a disposizione una giornata limpidissima.

BIBLIOGRAFIA: S.Ganga - B.Muroni - P.G.Vacca, Alcaidia delle Torri - 1997 Gianni Montaldo, Le Torri costiere della Sardegna - Carlo Delfino Editore.

Per info potete contattare telefonicamente il museo a questo numero: Telefono 0785 377043 per gli orari di apertura potete consultare la pagina degli orari dei musei cliccando qui



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